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Eredità: cose da sapere!

Data pubblicazione: 11 luglio 2024

Autore: Francesco Magagna

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Arriva un momento della vita, prima o poi, in cui tutti dobbiamo fare i conti con la scomparsa di una persona. A volte si tratta di una persona cara, a volte di un lontano parente che forse abbiamo visto solo qualche volta in tutta la nostra vita.

Indipendentemente da questo, colui che viene a mancare non si porta con sé i beni materiali e se da un lato ritrovarsi a gestire in eredità un grosso e vasto patrimonio è una fortuna, d’altra parte questa fortuna comporta una dose di responsabilità non indifferente.

Affrontare in maniera programmata e strategica tutti gli aspetti di un lascito, testamentario o legittimo che sia, significa gestire in maniera efficiente gli aspetti finanziari, patrimoniali e fiscali di tutti i beni in arrivo.

La gestione di una grande eredità infatti può rivelarsi un processo piuttosto complesso: vi sono tutta una serie di passaggi, alcuni di natura anche piuttosto tecnica, che richiedono sangue freddo. In questo articolo proveremo ad esplorare i principali aspetti da considerare nel management di un lascito, per aiutarti a farti trovare preparato qualora dovessi trovarti in questa situazione.


Regola aurea: non avere fretta

Il primo e vitale passo da fare è quello di prendersi tutto il tempo necessario per poter pianificare in maniera corretta.

Prima di prendere in esame tutte le leggi, le norme e gli schemi che ruotano attorno al mondo della successione, è bene cercare di circoscrivere quello che è il perimetro delle attività che sono cadute nel lascito.


Può capitare di sentirsi sopraffatti dalla complessità della situazione, ed è proprio per questo motivo per cui la prima cosa che devi fare è fare un respiro profondo e concederti un po’ di tempo per elaborare ciò che è successo.

Per evitare di prendere decisioni affrettate, concediti un momento per fermarti e riflettere.


La dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data del decesso del contribuente.

Di fretta eccessiva dunque, non ne devi avere. L’impatto emotivo, sia a causa della perdita, sia a causa della gestione di un’eredità significativa, gioca un ruolo fondamentale e pertanto non c’è nulla di male nel concedersi del tempo per elaborare il tutto.



Quali domande porsi quando si riceve un'eredità

Poter improvvisamente disporre di un patrimonio consistente (case, liquidità, investimenti, beni mobili, etc) può causare una sensazione di confusione, in quanto è una situazione che esula solitamente dall’ordinario.

Una sana pratica è quella di porsi alcune domande prima di decidere come utilizzare le somme disponibili, come ad esempio:

  • Qual è la mia situazione finanziaria? 
  • Ho debiti? Se si, sono di piccolo o di grande importo? Converrebbe forse prima di ogni altra cosa, estinguerli?
  • Ho una famiglia a cui pensare? 
  • Potrei aver bisogno di queste somme ereditate nel giro di poco tempo? Ho pianificato le mie spese?
  • Qual è la mia situazione previdenziale? Posso approfittare di questo denaro per colmare alcuni periodi della vita non coperti dai contributi?
  • Ho un sogno nel cassetto che desidero esaudire da tempo?
  • Conviene investire del denaro, in tutto o in parte?


Decidi bene se conviene utilizzare il patrimonio ereditato per raggiungere un obiettivo finanziario personale o per realizzare un sogno nel cassetto!

Il capitale ereditato potrebbe infatti non essere sufficiente per fare entrambe le cose.



Tipologie di successione

La normativa italiana impone tutta una serie di regole volte alla definizione dei soggetti configurati come eredi. 


Nella successione legittima, ossia nel caso in cui il defunto non ha lasciato un testamento, i beneficiari sono dettati dal Codice Civile. 

I destinatari della successione legittima sono i seguenti soggetti:

  • coniuge e discendenti del defunto, ossia i figli e i nipoti;
  • ascendenti del defunto, come i genitori ed i nonni;
  • collaterali del defunto, ad esempio fratelli e sorelle;
  • parenti fino al sesto grado;
  • lo Stato, in ultima istanza.


In presenza invece di un testamento, si parla in questo caso di successione testamentaria, il Codice Civile stabilisce comunque che alcuni soggetti (coniuge, discendenti e ascendenti, in assenza di discendenti) non potranno essere esclusi dalla successione, anche se diversamente indicato, per le quote di eredità legittima.



Gli aspetti fiscali

Probabilmente saprai che quando si apre una successione, ci sono delle imposte da pagare. Se non lo sai dunque, preparati, perché quando una persona viene a mancare, se il lascito è inerente ad un patrimonio consistente, la successione potrebbe portare con sé brutte sorprese.

In Italia, ed in quasi tutti gli stati al mondo, è presente un’imposta chiamata “imposta di successione”.

L’ammontare di questa imposta non prevede un importo univoco, ma varia in base al rapporto che lega il defunto agli eredi ed in base alla tipologia di bene che rientra nella successione.

L’imposta di successione, In Italia, per i coniugi e i parenti in linea retta è pari al 4%.

È prevista, per ogni erede, una franchigia di 1 milione di €, cioè un importo sotto il quale non viene applicata l'imposta.

Se dunque la quota parte di ogni erede non supera il singolo milione, nessuno dovrà sostenere l’imposta di successione.


Queste aliquote e queste soglie di valori sono nettamente inferiori rispetto ad altri paesi europei. Basti pensare che in Francia le imposte di successione veleggiano dal 5 al 45% con franchigia a 100mila € ad erede ed in un paese come la Germania la forbice parte da un 7% fino ad arrivare ad un 30%, con franchigie pari a 400mila euro per i figli e 500mila euro per il coniuge.


Tornando alla situazione nostrana, questo specchietto vi potrà essere d’aiuto se dovrete cimentarvi con i calcoli dell’imposta:

  • Figli/coniuge 1 milione € 4% su eccedenza
  • Fratelli/sorelle 100.000 € 6% su eccedenza
  • Parenti fino al 4° grado assente 6% sul totale
  • Parenti fino al 6° grado assente 8% sul totale



Asset esclusi dalla successione

Ti potrà sicuramente tornare utile il fatto di sapere che non tutti i beni ereditati dal de cuius (il defunto), titolare dei rapporti giuridici in essere, rientrano nel totale del calcolo per gli adempimenti fiscali.

Immobili, investimenti finanziari, proprietà agricole, beni mobili, pensioni, etc.. sono tutti elementi che vengono valutati in maniera diversa. Alcuni di questi beni godono tuttavia di uno status specifico, particolarmente privilegiato: si tratta dei beni esclusi.

Vediamo quali sono:

  • Trattamento di fine rapporto (TFR) e le indennità da lavoro;
  • Titoli di Stato (es. BTP), certificati di credito o simili, buoni del Tesoro, ecc.;
  • Fondi pensione;
  • PIR (Piani Individuali di Risparmio);
  • Polizze vita, volontarie o obbligatorie (art. 12 del D.Lgs. 346/1990), per le quali non è dovuto nemmeno il pagamento dell’IRPEF;
  • Veicoli iscritti al pubblico registro automobilistico (PRA);
  • Beni culturali che godono del vincolo culturale anteriore alla successione;
  • Crediti verso lo Stato o Enti pubblici, che non siano ancora stati riconosciuti sussistenti, con provvedimento dell’ente pubblico debitore;
  • Partecipazioni in aziende familiari, o in società di capitali, purché gli eredi mantengano il controllo 5 anni.


Ora che conosci quali sono le tipologie di successione, gli aspetti di natura fiscale da considerare in fase di apertura della pratica e gli asset che non rientrano nel calcolo del controvalore che cade in successione, dovresti avere una visione più chiara di quanto ti dovrai aspettare qualora dovessi trovarti ad affrontare una successione

Se hai dubbi o domande in merito alla gestione di un’eredità, è sicuramente una buona idea chiedere il supporto di un consulente finanziario per la parte di patrimonio relativa agli investimenti e ad un esperto di diritto successorio per la parte relativa agli aspetti legali/fiscali.


Buona pianificazione!


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